mercoledì 16 maggio 2018

Giappone!

  
 
Japan Rail Pass
Erano giusto quarant’anni che avevo voglia di andare in Giappone… dal 4 aprile 1978, per essere precisi. Bene, adesso sono qui. Sono venuto per un convegno (di cui parlerò nel prossimo post) ma ne ho approfittato anche per farmi un giro con il Japan Rail Pass: sette giorni per salire su quasi tutti i treni giapponesi, compresi quelli ad alta velocità.
 
Ora, il convegno cui ho partecipato si svolgeva a Miyazaki. Cioè, nel sud del Giappone, sull’isola di Kyushu, a poche ore di distanza da Shin-Kagoshima, che è la stazione più meridionale degli shinkansen, i treni ad alta velocità. Quale occasione migliore per vedere tutto il paese, da un estremo all’altro? E quindi, dopo quattro giorni di viaggio, sto scrivendo questo post da Hakodate nell’isola di Hokkaido, a pochi passi di distanza da Shin-Hakodate-Hokuto, la stazione più settentrionale.
 
In mezzo c’è stato un po’ di tutto, tra cui due tratti di mare: quello che separa Kyushu da Honshu e quello che separa Honshu da Hokkaido, attraversati rispettivamente su un ponte che non ho nemmeno visto e in un tunnel di 54 chilometri sott’acqua. E poi il vulcano Sakurajima, Hiroshima, Osaka, Kyoto e Nikko. Negli ultimi due giorni rientrerò su Tokyo.

Al Tempio d'oro di Kyoto

Il Giappone della realtà assomiglia molto a quello che mi ero immaginato. È stato anche un’esperienza interessante dal punto di vista delle tecnologie linguistiche, perché, visto che io non so il giapponese e pochissimi giapponesi riescono a parlare inglese, o qualunque altra lingua europea, italiano incluso, ho fatto uso abbondante di Google Traduttore, sia per le scritte sia per le domande. È goffissimo, ma è anche insostituibile, in queste circostanze. Mi piace infinitamente anche la cultura del libro, o della scrittura in generale.
 
Ma in generale, il Giappone mi piace perché mostra che, anche in una società tecnologica, esistono altri modi per fare le cose. E non sarebbe male se alcuni di questi modi si diffondessero anche altrove; o in generale se si capisse che, molto spesso, oltre una nebbia di abitudini e stanchezza, le alternative esistono.
 

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